Cristiano Pedrini

Cristiano Pedrini bibliotecario dal 1998 nella provincia di Bergamo, giornalista pubblicista. Dopo numerose esperienze nel campo del volontariato sociale e culturale, è stato direttore artistico della Fiera del Libro dell’Isola Bergamasca dal 2006 al 2010 e del Cineteatro “Giuseppe Verdi” dal 2006 ad oggi. I primi ricordi sul “piacere dello scrivere” appartengono alla scuola elementare dove attendeva con impazienza l’ora del tema in classe! Dopo una lunga pausa nell'estate del 2014 ha riscoperto, intatta la passione dello scrivere ritrovando se stesso.

Ha pubblicato Klein Blue (Aletheia Editore), Le regole di Hibiki (Fdbooks), L’ombra del principe (Triskell) e diversi altri titoli pubblicati in Self.


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Fin da piccolo ha sempre avuto una certa propensione per la scrittura. Che tipo di temi trattava e quali erano gli argomenti che preferiva affrontare? I primi ricordi sulla scrittura risalgono al periodo delle scuole elementari, dove attendevo con ansia l’ora del tema e viceversa odiavo quella di matematica. Ricordo che la mia maestra, si chiamava Wanda diceva spesso a mia mamma di lasciarmi scrivere come e quando volevo. Onestamente ricordo poco della mia infanzia e del contenuto di questi primi tentativi. Nel periodo adolescenziale ho proseguito in questa avventura scrivendo per lo più racconti brevi, di avventura e di azione, con un pizzico di giallo. Poi, dopo un lungo stop di oltre vent’anni, solo nell’estate del 2014, a seguito di un periodo non facile della mia vita, ho ritrovato intatta questa passione e da allora è divenuta parte integrante della mia quotidianità.
Il suo libro è ambientato in Inghilterra, nella seconda metà del XIX secolo; vi è una ragione particolare che ha portato a questa scelta?“Un posto sicuro” è il mio secondo romanzo storico, dopo “Madras”, pubblicato in self tre anni prima. In entrambi vi sono due punti di contatto: il periodo storico, l’Ottocento e l’Impero Britannico che fa da sfondo alle vicende. Credo che l’amore per l’Inghilterra sia stato determinante per scegliere il contesto storico e al tempo stesso desideravo porre l’accento sulle situazioni sociali del periodo e sulle loro conseguenze. In “Un posto sicuro” parliamo della condizione dell’infanzia sullo sfondo della rivoluzione industriale e dell’epoca vittoriana, intrisa di grande ipocrisia.
Per quanto il romanzo sia ambientato in un tempo passato, la questione dell'accettazione della diversità è quanto mai attuale e delicata; storie come quella di Jamie e Terence, che forme possono assumere al giorno d'oggi?La storia dovrebbe essere maestra di vita. Credo però che molte delle sue lezioni non le impareremo mai fino in fondo. Ecco perché l’accettazione di ciò che siamo e di chi ci circonda assume un valore fondamentale, al dì la del tempo, delle epoche e dei costumi sociali. Ricordarlo oggi è quando mai necessario: distinzioni legate all’orientamento sessuale, religioso, politico… la lista è lunga, ma anche un semplice romanzo può divenire uno strumento per porre l’accento su questa necessità di accettarsi.
Uno dei temi al centro del romanzo è la differenza tra miseria e nobiltà: la sua esperienza nell'ambito del volontariato sociale ha influito sulla decisione di affrontare tale argomento?In parte sì. Non è un caso che molti miei romanzi pongano l’attenzione su chi vive ai margini della nostra bella e splendente società dove il semplice atto di mostrare il proprio dolore o disagio è visto con sospetto. Guai a credere e pensare che chi vive a questi margini sia da considerare come peso o peggio “invisibile”. Nonostante qualcuno possa dire che questi sono problemi vecchi come il mondo, allora significa che in duemila anni di storia siamo ancora incapaci di ridurre le diseguaglianze e i nostri sforzi, anche attraverso la scrittura non possono venir meno.
Lo sfondo del suo romanzo è una società in evoluzione; pensa che il progresso aumenti ulteriormente il divario tra classi sociali o che fornisca sempre più strumenti per poterlo colmare?Il passato, anche quello recente ci insegna che non è lo strumento la fonte del divario o di altri aspetti negativi. Lo è un certo tipo di utilizzo e l’uomo spesso, come un bambino che ha ricevuto un nuovo giocattolo lo usa indiscriminatamente senza regole o controlli. Questo, a mio modesto avviso è il vero problema.